Storia e geopolitica
Significato e materie della geopolitica
Termine coniato dallo svedese R. Kjellen per indicare quel complesso di problemi politici che traggono origine da fatti d’ordine territoriale, specie quando si consideri lo Stato come un organismo che nasce, si sviluppa e decade, al pari degli esseri viventi. Dopo le varie teorie applicate a cavallo delle due guerre mondiali e le nuove interpretazioni attribuite alla geopolitica negli anni settanta, Il campo di applicazione delle analisi geopolitiche si è indubbiamente ampliato: accanto al tradizionale ambito delle relazioni inter e sovra statali, per il quale il riferimento obbligato continua a essere lo Stato, sono apparsi i problemi dei gruppi etnico-linguistici; i temi demografici e dello sviluppo umano, con speciale riguardo ai flussi migratori delle popolazioni e la diffusione del benessere; le questioni relative all’allocazione delle risorse; la gestione delle forme di regionalizzazione amministrativa ed economica; l’esame dei flussi di materie prime, capitali, informazioni; lo studio della competizione per le risorse naturali; le politiche ambientali. Tuttavia, tradizionalmente l’analisi geopolitica è rivolta alla realtà contemporanea, considerando che dai fenomeni che si verificano nelle aree geografiche e nello spazio derivino i comportamenti politici i quali, attraverso l’analisi possono dare indicazioni sugli eventi già verificatisi e prefigurare gli scenari futuri.
STORIA E MEMORIA
Vittorio Veneto 1918
La battaglia di una nazione

Dopo le vicende di Caporetto, l’Italia intera, ancora divisa nella diatriba neutralità ed interventismo, fu chiamata a fornire il massimo sostegno, morale, economico, politico alle truppe che combattevano al fronte. Avvertendo il pericolo che anche il Veneto potesse seguire le sorti del Friuli, fu deciso di reclutare i diciottenni del 1899, trecentomila giovani della classe non ancora chiamata alle armi. Essi furono inseriti tra le file dei veterani portando nuova linfa vitale ed incosciente entusiasmo. Annoterà il Gen. Diaz, con una punta di retorica: «Li ho visti i Ragazzi del ’99. Andavano in prima linea cantando. Li ho visti tornare in esigua schiera. Cantavano ancora». Con l’ estrema difesa sul Piave si combatteva per il futuro della patria. Tra le due sponde del fiume c’era la vita o la morte, la vittoria o la sconfitta. Dal novembre 1917 all’estate 1918, su questo fiume si svilupparono quel complesso di azioni risolutive che portarono alla battaglia finale di Vittorio Veneto.La storia ufficiale non ha ancora approfondito del tutto le motivazioni della vittoria. Questa non scaturì dal miglioramento del vitto alle truppe, mai tanto scarso come in quei giorni e nemmeno dai turni di riposo ai combattenti che non furono mai concessi. Non fu il risultato delle decisioni prese dal nuovo Governo (i fanti non sapevano neppure che quello vecchio era caduto) e nemmeno il frutto dell’intervento militare delle truppe alleate che entrarono in linea ai primi di dicembre, dopo aver visto che gli italiani potevano fronteggiare da soli il nemico. Non fu la conseguenza della potenza economica della nazione che era completamente a terra. Certamente, dopo anni di confusione e paura, tutti gli italiani compresero che si stava combattendo la guerra di casa. Si doveva difendere la propria terra, salvaguardare le proprie famiglie, impedire che alle donne venisse fatto quello che stavano subendo le friulane e le venete al di là del Piave e del Grappa. Era una guerra che ai nostri nonni, fanti contadini, abituati a badare alla terra e alla famiglia, risultò quasi naturale, inevitabile. La rassegnazione di un “popolo calpestato e deriso” si trasformò in una prodigiosa forza morale che coagulò gli sforzi di tutti, combattenti, donne, giovani ed anziani, nell’amor di patria e segnò la nascita vera della nostra nazione.


