Prima della guerra in Ucraina
All’interno del bilancio pluriennale dell’UE riguardante il periodo 2021-2027, le spese relative alla sicurezza e alla difesa rappresentano l’1,2 per cento del totale, pari a circa 13 miliardi di euro su 1.076 miliardi complessivi. Questo modesto livello di investimenti è legato alla considerazione che la politica di sicurezza e difesa è devoluta principalmente agli Stati membri. Di fatto, dallo scoppio del conflitto in Ucraina, gli Stati UE hanno aumentato in modo significativo le loro spese militari. Complessivamente, i bilanci annuali per la difesa hanno raggiunto i 240 miliardi di euro nel 2022 (erano 214 miliardi nel 2021) e si prevede che questa cifra continuerà a crescere nei prossimi anni. In media i Paesi UE spendono per la difesa circa l’1,5 per cento del proprio PIL. L’Italia, nel 2023, ha destinato a questo settore l’1,46 del PIL e resta comunque ancora al di sotto della soglia del 2% richiesto dalla NATO. Si deve considerare, inoltre, che mediamente solo il 20% dei bilanci nazionali per le spese militari è destinato alla cooperazione nel settore della difesa in Europa. Per aumentare questa quota, nel 2017 è stata istituita la Cooperazione strutturata permanente (PESCO) nell’ambito della politica di sicurezza e difesa comune, stabilendo il Fondo europeo per la difesa (FED), con il quale si finanziano progetti di difesa condivisi, nell’ottica di un’integrazione delle forze armate. Per il periodo 2021-2027 il FED ha stanziato 7,9 miliardi di euro da ripartire tra 17 aree d’azione, tra cui la cybersicurezza, le tecnologie spaziali e la robotica.


